Storia
  • DAL 1930 A OGGI
  • URUGUAY, VINCITORE DELLA PRIMA COPPA DEL MONDO, ALLORA CHIAMATA COPPA RIMET
  • NEL 1934 GLI AZZURRI, GUIDATI DA VITTORIO POZZO, VINCONO IL PRIMO DEI LORO QUATTRO MONDIALI
  • LA COPPA RIMET
  • MEAZZA, LA STELLA DELLA SQUADRA AZZURRA NEI PRIMI DUE MONDIALI VINTI
  • IL BRASILE VINCITORE NEL 1958 DEL SUO PRIMO TITOLO
  • ZOFF, (IL CAPITANO) E BEARZOT (COMMISSARIO TECNICO AZZURRO)
  • LA GERMANIA VINCITRICE DEL MONDIALE 1974
  • LA SQUADRA LOCALE VINCE IL MONDIALE IN ARGENTINA NEL 1978
  • PAOLO ROSSI, CANNONIERE AZZURRO NEL MONDIALE DI SPAGNA
  • GLI AZZURRI VITTORIOSI NELLA FINALE DI MADRID DEL 1982
  • SCHILLACI, EROE DI ITALIA 1990
  • IL BRASILE DEL 1994, VINCITORE DEL QUARTO TITOLO MONDIALE
  • IL C.T. DELLE SPEDIZIONI AZZURRE DEL 2006 E DEL 2010, MARCELLO LIPPI
  • GLI AZZURRI FESTEGGIANO IL TITOLO DEL 2006

Gli esordi della Coppa

Raccontare la storia di questa manifestazione è un’operazione paragonabile a quella fatta dal Vasari nel 1550 con la pubblicazione del suo trattato sull’arte “Vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori italiani, da Cimabue insino a' tempi nostri”.

Sì perché parlare dei Mondiali significa raccontare le vicende degli uomini e dei personaggi più emblematici e rappresentativi di questo magnifico sport. Partendo dal caparbio e cocciuto Jules Rimet, l’allora Presidente della Federazione Internazionale delle Associazioni Calcistiche, che ad inizio ‘900 ha tanto combattuto contro tutto e tutti per far nascere questa kermesse, passando per fuoriclasse come Giuseppe Meazza, Edison Arantes do Nascimento conosciuto più comunemente con il nome di Pelè o il grande “Cañoncito” Ferenc Puskàs per arrivare fino all’ultimo dei campioni o dei “gregari” che hanno preso parte a questa magnifica e colorita manifestazione.

Ufficialmente nel 1928, malgrado la FIFA fosse nata già nel 1904, si era cercato di creare una competizione calcistica di carattere Mondiale. Solo due anni dopo, nel 1930 in Uruguay, ha avuto inizio questa meravigliosa avventura. La scelta ricade sulla nazione sudamericana primo perché vanta una delle più forti rappresentative, la “celeste” arrivava appunto dai successi olimpici del ‘24 e del ’’28, e secondo perché ricorreva il centenario dell’indipendenza nazionale.

E’ nella Finale tra i locali e l’Argentina che si registrano due degli aneddoti più singolari della storia del Mondiale. A pochi minuti dal fischio d’inizio, infatti, il bomber dei padroni di casa Anselmo, colto da un improvviso attacco di panico decide di lasciare lo stadio gremito di gente. Vi è poi la favola di Castro, il giocatore uruguagio privo di una mano a causa di un incidente sul lavoro che, all’89° minuto di gioco di una finale in bilico, sigla il definitivo 4-2 che regala il primo titolo mondiale ai locali.

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L’Italia di Pozzo diventa protagonista

Nel corso della propria storia il Mondiale assumerà una valenza anche politica e propagandistica, come accaduto nel '34. In Italia, il paese organizzatore, si vive uno dei momenti più alti del regime Fascista che, oltre ad aver preparato in modo cattedratico la manifestazione, vuole con un successo nella kermesse imporsi all’attenzione del Mondo intero.
L’imperativo per il Ct Pozzo ed i suoi uomini è quindi vincere.
Rimarrà negli annali il match tra Italia e Austria che, giocato ironia della sorte proprio a Milano in un clima così esasperato, viene vissuto da tutti come una sorta di rivincita della Grande Guerra tanto da far diventare Guaita, l’autore del gol partita degli azzurri, un vero e proprio eroe.

La Finale con la Cecoslovacchia si disputa a Roma in uno Stadio Flaminio, all’epoca ribattezzato Stadio del Partito Nazionale Fascista, stracolmo di tricolori e Fasci Littori. Il copione sembra ormai scritto ma al 76’ minuto di gioco la rete di Puc gela gli spalti. Il pubblico di casa, annichilito dal vantaggio ospite, si rianima solo quattro minuti più tardi col pareggio firmato da Raimuno Mumu Orsi. Ma è il bolognese Angelo Schiavio il vero eroe del Mondiale. L’azzurro, infatti, a cinque minuti dall’inizio dei tempi supplementari segna la rete che regala la Coppa Rimet all’Italia. Tra il tripudio generale sarà lo stesso Duce a scendere negli spogliatoi degli azzurri per consegnare ad ognuno di loro il premio partita di ventimila lire.

Nel 38’, in un clima decisamente meno sereno e disteso, in Francia gli uomini di Pozzo bisseranno il successo Mondiale.
L’Italia, surclassata per 2-1 prima la Norvegia negli Ottavi, liquida nei Quarti la “pratica” Francia con un secco 3-1 grazie alla rete di Colaussi ed alla doppietta firmata da Piola.

Il match clou per gli uomini di Pozzo, però, è quello con la virtuosa e talentuosa rappresentativa brasiliana. I sudamericani, certi di accede alla finalissima, non solo acquistano i biglietti aerei per la finale Parigina ma decidono anche di applicare un massiccio turnover.
Gli azzurri però ci credono e, malgrado il match sia davvero ostico, riescono a superare di misura, grazie ai centri di Colaussi e Meazza, i brasiliani per 2-1.

Dopo il successo Pozzo tenta invano di acquistare i biglietti aerei per Parigi dai sudamericani che per ripicca rifiutano. Il viaggio in treno, che non è certo dei più agevoli, non influisce però sulla gara contro l’Ungheria: i magiari, infatti, vengono superati per 4-2.

La kermesse Mondiale, acquisito ormai il suo prestigio, non si ferma nemmeno di fronte ai presagi dell’ormai incombente Seconda Guerra Mondiale.
L’inquietante svastica sfoggiata dai giocatori dell’Anschluss (la federazione nata dall’annessione dell’Austria da parte della Germania Nazista), ed i modi militareschi della rappresentativa, inquietano non poco il pubblico presente.

Ma ancora di più lascerà di stucco la reazione dell’allora Cancelliere Hitler che, dopo l’inaspettata eliminazione della propria compagine dalla competizione, condannerà ai lavori forzati buona parte dei componenti della nazionale.

I tragici eventi bellici costringeranno gli organizzatori a sospendere la kermesse. L’intero pianeta è in guerra, il tempo del gioco, della vivace poesia del calcio è terminato. Mentre sui campi di battaglia e al fronte si muore c’è però chi ancora pensa al futuro custodendo gelosamente l’importante trofeo. Stiamo parlando dell’italiano Ottorino Barassi, presidente della Federcalcio e Vice Presidente della FIFA.

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La Coppa dopo la Seconda Guerra Mondiale

Sarà anche grazie a lui che nel Mondiale del ‘50, tenutosi in Brasile, l’Italia detentrice del titolo, verrà invitata a differenza di Germania e Giappone.
I due paesi, infatti, verranno ostracizzati a causa delle rispettive responsabilità che hanno portato allo scoppio del conflitto.

L’Italia, orfana dei giocatori del “Grande Toro” morti l’anno prima nella tragedia aerea di Superga, avrà un ruolo più che marginale.
Ad inficiare sulla prestazione degli azzurri ci sarà anche il viaggio in nave Napoli – San Paolo, durato tre settimane, preferito ad un più confortevole volo aereo.
In questo periodo gli azzurri, vuoi per il mare grosso e vuoi per lo smarrimento in pieno oceano di tutti i palloni, non si possono allenare in modo adeguato e continuativo.

Come da copione le grandi protagoniste sono la nazionale di casa e l’Uruguay che, ironia della sorte, si giocheranno il titolo proprio con l’ultima partita del torneo.
Sarà proprio durante questo match che accadrà il disastro del Maracanà, il Maracanaco appunto. Il Brasile, già pronto a sollevare la Coppa Rimet, denominata così in onore dell’ideatore della competizione, dopo essere passato in vantaggio con Friaca al 47’ subisce prima il pareggio di Schiaffino al 66’ e poi il definitivo sorpasso al 79’ di Ghiggia.

A dramma servito non solo la sparizione della Coppa farà sì che non ci sia alcuna premiazione, ma si registrerà anche l’invasione di campo della folla inferocita e la conseguente aggressione a scapito della nazionale ospite.
Visti gli accadimenti le lapidarie parole del fiero capitano uruguagio Obdulio Varela sono entrate nella storia: “Coppa o non coppa i Campioni siamo noi”.

Il Mondiale del ‘50 sarà anche la prima kermesse ai cui prenderà parte una nazionale del Regno Unito, l’Inghilterra appunto.
Gli inglesi, infatti, hanno sempre snobbato la manifestazione poiché avendo inventato il nobile giuoco del calcio, si sono sempre considerati superiori alle altre rappresentative.

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Il Mondiale in tv

Nel ‘54 il Mondiale ritorna in Europa più precisamente in Svizzera.
E’ durante questa manifestazione, nella quale la compagine azzurra non supererà la fase a gironi, che avviene una delle rivoluzione tecniche che influenzerà il futuro del calcio: per la prima volta nel corso della storia, infatti, l’evento viene trasmesso dalla televisione.
Dal punto di vista tecnico la favorita è l’Ungheria di Kosic, Hidegkuti e del grande Puskàs ma nel calcio, sì sa, non sempre a vincere è il più forte.
Infatti i magiari, dopo essere arrivati agevolmente alla finale di Berna, davanti ai 65.000 spettatori vengono battuti di misura dalla matricola Germania Ovest.

I tedeschi, che nei primi dieci minuti di gioco subiscono un terribile 1-2 per mano di Puskàs e Czibor, dopo aver agguantato il pareggio all’89’ grazie alla seconda marcatura personale di Rahn s’impongono per 3-2.
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Nasce il grande Brasile

E’ la Svezia ad ospitare il Mondiale del ‘58. Un Campionato del Mondo davvero amaro per la compagine azzurra che nemmeno si qualifica. L’altra grande assente è l’Uruguay che, influenzato dagli avvenimenti politici che travolgono il paese, viene beffato dal Paraguay.
E’ anche il mondiale del Brasile che, dopo la disfatta nella finale giocata al Maracanà del 1950, abbandona la casacca bianca per indossare i colori verde oro.
E’ l’anno del Ct Vicente Feola che, da una selezione di duecento giocatori, pescherà jolly del calibro di Pelè, Dìdì, Vavà e Garrincha.

I sudamericani hanno decisamente una marcia in più e, dopo essersi qualificati alla fase eliminatoria assieme all’URSS, staccano il biglietto per la finalissima di Stoccolma.
La compagine allenata da Vicente Feola, se pur con qual che difficoltà, alla fine s’impone con un tennistico 5-2 sulla Svezia di Liedholm. Ha inizio un nuovo capitolo nella storia del calcio.

Nel ‘62, in Cile, il Brasile bisserà il successo eguagliando il record di due Mondiali consecutivi vinti detenuto dalla nazionale azzurra del Ct Pozzo.
Questa volta la vittima in Finale è la Cecoslovacchia che, all’Estadio Nacional di Santiago, capitola per 3-1 contro gli uomini allenati da Moreira.

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La Coppa torna nella “patria” del calcio

Il Mondiale del 1966 viene giocato in Inghilterra e, come tanti storici scriveranno, il football dopo tanto girovagare torna a casa.
La rappresentativa locale non manca l’appuntamento e giunta in finale s’impone per 4-2 sulla Germania Ovest.
Anche in questa occasione l’Italia saluta la kermesse alla fase a gironi dopo una serie di opache prestazioni che culminano con la sconfitta per 1-0 contro la Corea del Nord.

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Il Mondiale parla nuovamente brasiliano

Il torneo del ‘70 in Messico è il mondiale delle innovazioni, tra le tante si annovera la possibilità di effettuare due cambi durante il corso della gara e l’utilizzo dei cartellini colorati per sanzionare i comportamenti scorretti.
La nazionale azzurra, allenata da Valcareggi, dopo essersi qualificata prima nel proprio girone supera ai Quarti di Finale il Messico per 4-1, la Germania Ovest per 4-3 in Semifinale e approda alla finalissima di Città del Messico con i brasiliani.

Il match tra i teutonici e gli italiani, giocato il 17 giugno del ’70 verrà ricordato da tutti gli appassionati come uno dei più avvincenti e combattuti nella storia dei Mondiali.
Il 4-3 firmato da Rivera al 111’ minuto di gioco, fa esplodere un intero paese.
In Finale il Brasile di Zagallo, in modo cattedratico s’impone sulla compagine italiana per 4-1. Il gol bandiera per l’Italia viene firmato da Boninsegna.

Lo strano destino di Brasile e Italia porterà le due squadre ad incontrarsi nella Finale di USA ‘94. Gli azzurri di Sacchi questa volta capitolano ai calci di rigore. La nazionale “verde oro” del Ct Parreira sfrutta gli errori dal dischetto di Baresi, Massaro e Baggio. Il “divin codino”, eroe in patria fino a quel momento, calcia alto sopra la traversa regalando il titolo agli avversari.

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I paesi ospitanti che hanno vinto la kermesse

Nel ‘74 la kermesse viene organizzata nella Germania Ovest. I locali, arrivati alla finalissima, s’impongono per 2-1 sull’Olanda.
L’Italia non supera la fase a gironi ma, se pur in modo simbolico, da questa edizione in poi parteciperà a tutte le finali grazie al maestro Silvio Cazzaniga.
L’italiano, infatti, si aggiudica il concorso internazionale indetto dalla FIFA per sostituire la Coppa Rimet. Il nuovo trofeo a diciotto carati del peso di cinque chilogrammi, in uso ancora oggi, celebra la gioia della vittoria.

Nel ‘78 tocca all’Argentina del generale Videla ospitare il torneo. La squadra di Menotti, giocando in stadi militarizzati nei quali si respira un clima surreale, arriva alla finale con l’Olanda.
Anche in questa occasione gli “orange” cedono il passo e vengono battuti per 3-1.
L’Italia disputa la “finalina” per il terzo/quarto posto con il Brasile ma le reti di Nelinho al 64° e di Dirceu al 72° sanciscono il definitivo 2-1 ad appannaggio dei “verde oro”.
Solo la grande Francia di Zidane e compagni nel ‘98, dopo ben due decadi, riuscirà nelle vesti di paese ospitante a vincere la tanto ambita Coppa.

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Quinto titolo per il Brasile, la “seleção” entra nella storia

La conquista del Mondiale di Corea e Giappone nel 2002 da parte della rappresentativa Brasiliana, unica squadra a poter vantare la partecipazione a tutte le edizioni della manifestazione, fa diventare la “seleção”, forte dei suoi cinque successi, la nazionale che vanta il maggior numero di Campionati del Mondo vinti.

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Spagna 82’ l’Italia di Bearzot compie l’impresa

Con quattro titoli conquistati la seconda squadra più vincente nella storia del Mondiale è proprio quella dell’Italia. Gli azzurri, infatti, dopo i successi nel ‘34 e nel ‘38 salgono sulla “vetta del mondo” nel Mondiale Spagnolo del 1982.
E’ un torneo anomalo per la nostra realtà ancora suggestionata ed influenzata dai fatti di cronaca riguardanti il calcio scommesse. Nel bel paese si dibatte sulle convocazioni del Ct Enzo Bearzot e ci si divide tra garantisti e colpevolisti. Questi ultimi chiedevano a gran voce una vera e propria epurazione del team azzurro.
Ma l’allenatore friulano, che per la mancata convocazione dell’eclettico Beccalossi incassa anche uno schiaffo in pieno volto da una ragazza, non demorde, crea il proprio gruppo e chiama alla “crociata” anche il tanto discusso e vituperato Paolo Rossi.

Nel girone di qualificazione l’Italia non va oltre i tre pareggi, il passaggio del turno è comunque garantito. Nei Quarti di Finale, però, il gruppo si compatta e nel mini girone s’impone prima sull’Argentina per 2-1 e poi sul Brasile per 3-2.
E’ il match di “Pablito” Rossi: proprio lui, che i più volevano fosse escluso dalla lista dei convocati, con una tripletta d’antologia regala la semifinale agli azzurri.

L’Italia s’impone sulla Polonia per 2-0, entrambe le reti portano la firma sempre del solito Rossi.
E’ al Santiago Bernabeu di Madrid che si fa la storia: gli uomini di Bearzot s’impongono per 3-1 sulla Germania Ovest. Rossi, Tardelli ed Altobelli con le loro reti entrano nella leggenda.

Le immagini del Presidente della Repubblica, Sandro Pertini, in piedi a festeggiare il successo, l’imponente Dino Zoff che solleva la Coppa assieme ai compagni fanno il giro del Mondo.
L’Italia, come recitato dalla voce concitata dell’indimenticabile Nando Martellini è Campione del Mondo!

Dopo la delusione per il terzo posto d’Italia ’90, riassumibile in una delle tante smorfie d’insofferenza del bomber Schillaci, che concluderà il torneo laureandosi con i suoi 6 centri capo cannoniere, e l’amara roulette dei rigori di USA ‘94, gli italiani solleveranno nuovamente la coppa dodici anni più tardi, nel 2006 in Germania.

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Germania 2006 il sogno azzurro diventa realtà

Questa volta il Ct è Marcello Lippi ma la situazione “ambientale” è simile a quel lontano ‘82.
Il calcio italiano, infatti, viene investito per la seconda volta nella sua storia da uno degli scandali più importanti, Calciopoli.
Anche in questo caso, come per il Mondiale Spagnolo, si chiede a gran voce l’esclusione di alcuni giocatori dal gruppo che partirà alla volta della Germania.
Ma Lippi, con la tenacia e la caparbietà del miglior toscano, non curante dell’opinione pubblica continua per la propria strada.

Il gruppo azzurro chiude con sette punti, al primo posto, il girone.
Negli Ottavi supera l’Australia per 1-0, grazie ad un rigore firmato da Totti e nei quarti s’impone con un secco 3-0 sull’Ucraina di Andriy Shevchenko.

In Semifinale i ragazzi di Lippi devono vedersela con i rocciosi padroni di casa.
La Germania di Jürgen Klinsmann, tanto contestata in patria, si dimostra comunque squadra solida ed arcigna.
Il match si sblocca solo al 119’ grazie alla rete di Fabio Grosso.
Il definitivo 2-0, che regala il biglietto per la finalissima di Berlino agli azzurri, arriva due minuti più tardi con Del Piero.

Il 9 luglio del 2006, all’Olympic Stadio di Berlino, va in scena l’atto finale del Mondiale. A giocarsi il titolo sono l’Italia e la Francia del Ct Domenech.
Al vantaggio Francese, firmato al 7° minuto di gioco da Zidane, risponde al 19° Marco Materazzi.
I due saranno protagonisti anche nei minuti successivi del match: il fantasista francese, con un gesto inconsulto rifila una testata al difensore Italiano.
L’espulsione che ne consegue è anche l’amaro addio al calcio giocato di uno dei più grandi campioni nella storia di questo sport.

A risultato bloccato sull’1-1, come accaduto nel Mondiale del ’98 in Francia, le sorti del match tra le due duellanti sono affidate alla roulette dei rigori.
Questa volta, però, la traversa gioca il tiro mancino ai transalpini.
Trezeguet fallisce il penalty, l’errore dal dischetto di “Gigi” di Biagio è vendicato.
Il quinto ed ultimo rigore, realizzato da Fabio Grosso, fa scoppiare la gioia.
L’Italia è nuovamente sul gradino più alto del Mondo contro tutti i pronostici.

Con questo successo gli azzurri portano in parità il bilancio delle vittorie in Coppa del Mondo tra le squadre Europee ed Extra Europee.
Dei 18 Mondiali, infatti, 9 sono stati conquistati dalle rappresentative del vecchio continente ed altrettanti dalle altre nazionali.

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Il Mondiale approda in terra africana

Il 15 maggio del 2004, non senza qualche sorpresa, il Sudafrica battendo la concorrenza di Marocco ed Egitto, viene scelto come paese organizzatore del Mondiale 2010.
Sarà quindi nel paese delle grandi trasformazioni dell’eroe Nelson Mandela, che si scriverà un’altra importante pagina della storia del calcio.
QUALIFICATE UEFA
Danimarca
Francia
Germania
Grecia
Inghilterra
Italia
Olanda
Portogallo
Serbia
Slovacchia
Slovenia
Spagna
Svizzera
QUALIFICATE CAF
Sudafrica (Paese organizzatore)
Algeria
Camerun
Costa d'Avorio
Ghana
Nigeria
QUALIFICATE CONCAF
Honduras
Messico
Stati Uniti
QUALIFICATE CONMEBOL
Argentina
Brasile
Cile
Paraguay
Uruguay
QUALIFICATE AFC
Corea del Nord
Corea del Sud
Giappone
Australia
QUALIFICATE OFC
Nuova Zelanda